9) Descartes. Il criterio dell'evidenza .
Descartes fa il punto sul cammino percorso e conclude che il
criterio da usare  quello dell'evidenza, per il quale risultano
vere le cose che noi concepiamo molto chiaramente e molto
distintamente.
R. Descartes, Meditazioni metafisiche, Terza meditazione (pagina
136).

Ora io chiuder gli occhi, mi turer le orecchie, distrarr tutti
i miei sensi, canceller anche dal mio pensiero tutte le immagini
delle cose corporee, o almeno, poich ci pu farsi difficilmente,
le riputer vane e false; e cos intrattenendo solamente me stesso
e considerando il mio interno, cercher di rendermi a poco a poco
pi noto e pi familiare a me stesso. Io sono una cosa che pensa,
cio che dubita, che afferma, che nega, che conosce poche cose,
che ne ignora molte, che ama, che odia, che vuole, che non vuole,
che immagina anche, e che sente. Poich, come ho notato prima,
sebbene le cose che sento ed immagino non siano forse nulla fuori
di me ed in se stesse, io sono tuttavia sicuro che quelle maniere
di pensare, che chiamo sensazioni ed immaginazioni, per il solo
fatto che sono modi di pensare risiedono e si trovano certamente
in me. Ed in quel poco che ho detto, io credo di aver riportato
tutto ci che so veramente, o, almeno, tutto ci che fin qui ho
notato di sapere.
Ora considerer pi esattamente se, forse, non si trovino in me
altre conoscenze, che io non abbia ancora percepite. Io sono certo
di essere una cosa che pensa; ma so io forse anche ci che 
richiesto per rendermi certo di qualche cosa? In questa prima
conoscenza non si trova nient'altro che una chiara e distinta
percezione del fatto che io conosco; percezione, la quale, a dir
vero, non sarebbe sufficiente per assicurarmi che essa  vera se
potesse mai accadere che si trovasse esser falsa una cosa, che io
concepissi cos chiaramente e distintamente. E pertanto mi sembra
che gi possa stabilire per regola generale, che tutte le cose che
noi concepiamo molto chiaramente e molto distintamente sono vere.
R. Descartes, Opere, Laterza, Bari, 1967, volume primo, pagine 215-
216.
